Eccomi

Ebbene, ci sono anch’io,  Amabile Giusti, anzi Amabile Emilia Carolina Giusti. Classe 1968. Altezza media. Bilancia sbilanciata. Brontolo e Cucciolo. Mafalda e Biancaneve. Educata e rompiballe. Pessimista cosmica che si dà da fare per ravanare il coraggio dove lo trova.  

E’ la prima volta che mi confronto con questo tipo di comunicazione, col compito - e il piacere suppongo, ancora la cosa non mi è chiara - di parlare di me e di ciò che si muove nella mia testa (talvolta una testa-caleidoscopio e talvolta una testa-comodino) con qualcuno che non conosco e con un mezzo che mi è estraneo. E’ un’esperienza nuova, alla quale sono giunta tardi, ma che io sia tardiva e tardona in molte cose è un dato di fatto.  Una che a quarant’anni è un’esordiente, non può certo definirsi precoce! Ho sempre pensato che scrivere un libro sia una sorta di maternità, un parto con lungo travaglio e senza cesareo,  e non me ne vogliano le vere madri per questo paragone che a loro potrà sembrare blasfemo ma per me è sacro. Allora, con questo debutto non proprio da guaglioncella, mi sento come una primipara attempata che, dopo aver atteso e sperato e brigato il doppio del tempo di una ventenne, alla fine si gode le cose con più consapevolezza.  Questo non esclude la gioia, ma include anche una buona dose di pragmatismo, che a qualcuno può apparire distacco, ma che è soltanto un modo diverso, più tranquillo e meno enfatico, per godersi la novità, l’esperienza, il sogno.

Perché di sogno si tratta.

Finalmente una mia storia è stata pubblicata, e da un editore importante, e senza che io sia figlia moglie cugina cognata amante colf portiera di notte e lato b di cicco o di cola. Senza che io abbia ucciso qualcuno. Senza che abbia pagato. Senza misteri e magheggi.

Una sorta di miracolo, insomma? Una specie. Sta a chi mi legge giudicare se si tratta di un miracolo meritato, tollerabile anche per chi ancora non è stato pubblicato e tende a giudicare con bisturi e mannaia i parti di chi ha già avuto questa dannata fortuna.  Io dico soltanto che ho attraversato altalenanti fasi di coraggio e fragilità, di speranza e disfattismo, di pazienza e di frenesia. Ma le attese non sono solo torture, sono anche un modo per conoscersi meglio. Per fare amicizia coi propri limiti e le proprie risorse, per rileggersi mille volte e cogliere dettagli dapprima invisibili,  per capire come migliorare e dove e quanto. Per arrivare al traguardo senza sentirsi Dio, per stravolgere i propri piccoli frutti non pensando che a toccarli si possa morire come sfiorando i fili dell’alta tensione. I figli occorre rimproverarli ogni tanto, mica son sempre perfetti. I nostri lombi non li santificano.

Ho imparato molte cose in questi anni. Innanzi tutto l’umiltà dell’imperfezione. Poi il coraggio di uscire allo scoperto. Ho cominciato a tentare la strada della pubblicazione solo quattro o cinque anni fa, non prima, e in principio è stato un timido osare, un affacciarsi dagli abbaini e dagli spiragli, ed è diventato uscire sulla strada solo negli ultimi due anni. A lungo ho scritto solo per me e senza pensare minimamente di poter spingere i sogni oltre la soglia della eventualità. E’ stato un viaggio indimenticabile. Un irripetibile giro dentro me stessa. E’ servito. Poi ho incontrato il mio agente, un incontro casuale e virtuale trasformatosi in patto, e da lì è iniziato tutto. Abbastanza facile, a conti fatti.  Quasi subito un contratto. Editore importante, persone gentili e disponibili, editor senza mani di forbice. Copertina del mio colore preferito.

Non che lungo questo percorso siano mancate le delusioni, non sono Cenerentola e i pani e i pesci non so moltiplicarli. Poche delusioni, si, ma toste, di adamantio. Qualcuna insultante, al punto da cedere quasi. Da piangere. Però non ho pianto e ho tenuto duro. E adesso son qui, con mio librino, e tanti altri nel cassetto, e nella testa.  Non smetterò di scrivere mai, anche all’altro mondo – sopra o sotto non si sa – mi porterò il mio fido pc e tanta carta per stampare. 

Io continuo a scrivere, dunque, da sempre e per sempre, a voi il compito di dire se ne vale la pena.

Alla prossima, passo e chiudo.

~ di amabilegiusti su maggio 30, 2009.

13 Risposte to “Eccomi”

  1. Non ho mai scritto in un blog! Riuscirò a farlo? Mah!
    Molto bella la tua metafora del lungo travaglio e del parto, non è assolutamente blasfema e rende molto l’idea in modo poetico…detto da una mamma che ha fatto due lunghissimi travagli!
    ciao carissima è stato bello leggere qualcosa di te….mi piace la tua storia, c’è un tempo giusto per ogni cosa, ma solo per chi smette di sognare.

  2. Grazie Jorinda, benvenuta in questo piccolo spazio fatto di parole..

  3. Ciao amabile, ho letto il tuo libro e l’ ho trovato molto bello. So che non serve dirtelo perchè sia chi è capace di scrivere sia chi lo vorrebbe fare ma non ci riesce capisce quanto sia meravigliosa la scrittura; al punto che non conta nenche il successo. Complimenti da un classe 62

    • Ciao Sigfrido, e grazie! Serve sempre dire le cose, sai, le parole giuste al momento giusto sanno essere più d’oro del silenzio

  4. Ciao ody, non posso smettere di chiamarti così…così ti ho conosciuta, così ti chiamerei anche se ci incontrassimo di persona, un giorno…
    Curiosando in questo sito non ho potuto fare a meno di sorridere pensando a quanto di te riflettano le pagine che ho scorso, quanto dicano di te e del tuo modo speciale di raccontare le persone e le cose…
    E mi ha fatto sorridere anche pensare che ci sono almeno due cose che condividiamo…la ceramica blu e le piantine grasse con tante spine…(più ce ne sono meglio è…)
    Aspetto la tua prossima magia…su carta stampata o su web…non ha importanza…l’importante è che continui a farci sognare…

    • Cara Sugar, anche io non posso smettere di chiamarti così! Che piacere scoprire alcune passioni in comune – piantine con gli aculei e ninnoli color cobalto- e chissà quante altre ne condividiamo senza saperlo. Di una sono certa: l’amore per la scrittura e le parole. Grazie ancora di aver letto il mio libro, un bacione :-)

  5. Ciao Amabile,ieri ho finito di leggere il tuo libro che mi ha fatto sognare. Mi ha rapita il titolo mentre ero in libreria, il libro mi ha scelta. E’ un bellissimo racconto, molto creativo, alla fine i personaggi e come se li conosci per davvero. Grazie.. da una che come te ama la scrittura.

    • Ciao Maria Pia, grazie per aver letto e amato la mia storia. Sai, capita anche a me di essere letteralmente chiamata da un titolo, da una copertina, da una sensazione: è come se i libri sussurrassero piano alle nostre orecchie. Che bello che il mio abbia scelto te!

  6. Ciao Amabile!
    Ho appena finito di leggere il tuo libro! devo farti i complimenti perchè mi è piaciuto da morire e mi ha trasmesso tante di quelle emozioni che non basterebbe un commento per elencartele! detto questo però, devo assolutamente sapere se sei intenzionata a scrivere un seguito, ti prego dimmi di si! temo che la lasci così e io muoio dalla voglia di saperne di più! è finito davvero così? grazie in anticipo e a presto!

    • Ciao Kira, grazie! Se, come penso, ti riferisci a Cuore nero, visita questo sito cuorenero.amabilegiusti.it e non smettere di sperare in un seguito. Non si sa mai ;-)

  7. Ciao Amabile!
    Volevo farti anche io i miei complimenti! ” Cuore Nero ” è un libro meraviglioso! la sua copertina mi ha subito catturato, così passionale e accattivante!ho finito di leggerlo in appena 2 giorni,era come se non riuscissi a smettere! sei riuscita a donarmiun mix di sorrisi lacrime, amarezza e mille altre emozioni!!ma come ha scritto prima anche Kira spero tanto che scriverai un seguito!Spero di rileggerti presto!

    • Grazie Picci, sei molto gentile! Se vuoi saperne di più su Cuore nero vai sul sito ufficiale dedicato al romanzo, ovvero cuorenero.amabilegiusti.it o sul gruppo Cuorenero in Facebook. Ti aspetto! <3

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